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Influencer e pubblicità, l’inganno della lusinga

Influencer e pubblicità
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Mi succede sempre più di frequente di essere contattata da aziende che mi propongono di utilizzare gratuitamente i loro prodotti in cambio di pubblicità sui miei canali social o su questo sito.
La prima volta che è capitato mi sono sentita elettrizzata, lusingata, importante, “influente”. Ho percepito il mio lavoro rilevante, in vista, quasi come fossi arrivata (chissà dove poi). Ma nel giro di pochissimo, già durante il primo scambio con la prima azienda produttrice, mi sono dovuta svegliare dall’incanto.

Ciò che stava accadendo era qualcosa di tutt’altro che lusinghiero. A meno che uno non sappia sentirsi lusingato dal venire sfruttati. Perché sì, dal mio punto di vista se uno scambio non è equo, una della due parti sfrutta l’altra.

Ma in che modo può non essere equo?

Riconoscere il proprio valore

In generale ritengo che bisogna saper dare un valore al proprio lavoro. Se io so di poter offrire una certa visibilità, per numero di utenti e di followers, per tipo di target di riferimento (più o meno di nicchia, più o meno esclusivo), per qualità dei contenuti che offro e dunque per credibilità e reputazione acquisita (perché il valore di una pubblicità non è data solo dai numeri), allora so anche cosa posso chiedere in cambio della visibilità richiesta.

Accettare di promuovere un prodotto che in alcuni casi è per me superfluo, non necessario, sul quale non ho particolari opinioni positive (né negative), lede la mia credibilità e la mia immagine. Pensare che io possa spingermi a promuovere gratuitamente qualcosa con questo presupposto, lo trovo incomprensibile.

Accettare di dare visibilità sui miei spazi a un prodotto che è sì utile, ma senza poter parlare apertamente dei suoi punti deboli, lo trovo ingannevole nei confronti di chi mi segue e ha fiducia in me. Chiedermi di omettere informazioni importanti, di mentire sulla mia esperienza con quel prodotto, lo trovo immorale.

Accettare di pubblicizzare dei prodotti alimentari che vengono forniti in minime quantità, ovvero quelle che bastano per produrre una ricetta e una soltanto, mi sembra una presa in giro. Solitamente questi prodotti per la panificazione hanno un valore economico irrisorio rispetto al valore di una pubblicità ben fatta e col giusto target.

Ci sono casi anche in cui le aziende nemmeno specificano il tipo di prodotto alimentare che intendono inviarti in cambio di visibilità. Si limitano a dirti che ti inoltrano un box di loro prodotti. E ti chiedono anche di poter visionare i tuoi post e avere diritto di interdire le tue pubblicazioni.

Il caso

Mi è capitato di ricevere una pentola in ghisa, con coperchio in vetro, da un’azienda italiana. La richiesta era di fare un unboxing su Instagram, e di condividere foto di questa pentola durante il mio utilizzo. Ho accettato il prodotto con riserva. Nel senso che ho subito specificato che non avrei detto cose che non pensavo, e che ne avrei parlato in linea con la mia reale opinione sul prodotto. L’azienda, così sicura di avere successo, me l’ha inoltrata comunque.
Quando questa pentola è arrivata, il coperchio di vetro, posto all’interno di una scatola di legno senza protezioni, era disintegrato, in frantumi. Niente unboxing pubblicabile dunque. (Non è certo mia intenzione umiliare qualcuno, tanto più chi lavora. E “solo chi non lavora non sbaglia”).
Ho segnalato la cosa all’azienda, e dopo un’iniziale tentennamento, hanno deciso di inviarmi un altro coperchio. Hanno specificato che sarebbero stati così gentili da mandarmelo comprensivo di manico in ferro, così che ne avessi avuti due (!!). Ma mi sono sempre chiesta come avrei potuto io applicarlo da sola, e anche ripulire il primo pezzo arrivato dai frantumi di vetro ancora lì attaccati. Inoltre si sono giustificati dicendo che il coperchio di vetro non era avvolto in nessuna protezione, perché sono rispettosi dell’ambiente. Ma il secondo coperchio inviato aveva almeno cinque strati di pluriball attorno.
A questo punto sono finalmente riuscita a testare la pentola, che ho trovato esteticamente bella, e interessante per la possibilità di vedere l’espansione del pane durante la cottura attraverso il coperchio in vetro. Ma ho subito riscontrato due punti deboli. Il primo era la capienza: non poteva contenere un pane più grande di mezzo chilo. La seconda era la gestione del calore: non era uniforme e abbastanza intenso da offrire lo stesso risultato di una pentola in ghisa al 100% (coperchio compreso).
Ho comunicato queste mie impressioni all’azienda prima di fare qualsiasi pubblicazione su Instagram o altrove. E in tutta risposta l’azienda mi ha chiesto di inviargli immediatamente indietro il prodotto.

Sono rimasta fortemente basita di fronte a questo comportamento, ancora di più perché vengo dal mondo del marketing e della comunicazione, e atteggiamenti simili sono ciò che c’è di peggio per un’azienda che invece punta a farsi conoscere e a crescere. Inutile dire che ho rispettato la loro richiesta, inviandogli indietro il prodotto, e non gli ho nemmeno fatto cattiva pubblicità sebbene io mi sia sentita sfruttata (infatti non dirò il nome dell’azienda).

Ma questa storia andava raccontata. E a distanza di un anno da quando è successa, sono qui a parlarvene. Perché penso che sia importante essere consapevoli di come sia facile lasciarsi sedurre da una lusinga e venire sfruttati e anche mancati di rispetto.

Immagine e reputazione

Viviamo in un mondo in cui è normale essere sottopagati o non pagati per le proprie competenze e il proprio tempo. Questo vale ancora di più per le donne. Ma non è normale. Non deve essere così. E il mondo di internet va nella stessa direzione. Sono sempre più numerosi i profili social, o i blogger, che in cambio di merce non necessaria, o in esigua quantità, accettano i prodotti in cambio di visibilità. Una visibilità che richiede tempo, cura, a volte denaro, e soprattutto… l’uso della propria immagine e della propria reputazione.

Chiedetevi sempre quanto valete, quanto vale il vostro lavoro, quanto è importante per voi la vostra credibilità. E non lasciate che la lusinga vi oscuri la mente.
Pensate sempre che quando promuovete qualcosa vi rivolgete a persone che credono in voi, che si fidano di voi, che vi ammirano. Essere portatori di una voce, di un brand, di un prodotto, è qualcosa che può influenzare il vostro percorso e il vostro cammino. E la vostra relazione con chi vi segue.

Conclusioni

Se tutti quanti sapessimo riconoscere il valore di ciò che facciamo, l’importanza della nostra credibilità, e sapessimo dire no a chi ci vuole inviare una dozzina di uova per fare due torte… forse internet sarebbe un luogo migliore, un posto meno votato al protagonismo e al narcisismo di chi lo popola, e il paese Italia sarebbe meno invaso di aziende che spingono al ribasso il mercato del lavoro, puntando allo sfruttamento anziché alla valorizzazione delle competenze, delle conoscenze, e del tempo delle persone.



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