La Colomba di Pasqua Pignataro, aneddoti

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La Colomba di Pasqua non mi è mai piaciuta. L’ho sempre trovata troppo dolce, troppo asciutta, troppo friabile, troppo priva di quel certo non so che. Quindi l’idea di investire due giorni pieni di lavoro e di fatica per qualcosa che non aveva i presupposti per conquistarmi, mi ha fatto sentire il percorso in salita sin da subito. Insomma, non ne avevo molta voglia!

Però come si fa a sentirsi con le carte a posto nel mondo del lievito madre, se non ci si è mai misurati nella produzione di questo grande lievitato, al pari di quella del Panettone? Volevo poter dire a me stessa “Sì, Alice, sai fare anche le Colombe! E sai cosa? Ti vengono pure piuttosto bene!”.

Quindi, ho deciso di accettare la sfida con me stessa.

La scelta della ricetta

Ma quale Colomba fare? Ci sono così tante ricette in giro!
Ho fatto una breve ricerca in alcuni gruppi Facebook che seguo, e vedendo parlare tanto bene della Colomba di Pasqua Pignataro, mi son detta: “Perché no, proviamo questa! Richiede anche il burro di cacao che avevo preso per il Pandoro a Natale, e che ho ancora in freezer … ottima occasione per usarlo”. Così. Ho scelto così.

Ma che me possino…

Le ricette semplici

Il fatto è che io sono per le ricette semplici. Quelle che richiedono meno ingredienti possibili. Mi piace pensare di poter percepire ogni sfumatura di sapore in quello che produco e che mangio. E non meno importante, mi piace poter creare qualcosa di buono con l’ausilio di ingredienti comuni, facili de reperire, e che spesso si hanno già in casa. Ecco, il burro di cacao non è tra questi. E nemmeno il latte in polvere. Il fatto che io avessi già tutto non cambia la mia visione delle cose. E così com’è, la condivido con voi. Per il futuro.

Però ecco, non è certo per questi ingredienti “esotici” che mi sono detta qualche brutta parola strada facendo. È piuttosto per il fatto che gli ingredienti della Colomba di Pasqua Pignataro sono tanti. E questo significa allungare i tempi dell’inserimento e dell’impasto, e aumentare le probabilità di surriscaldamento e dunque di fallimento del lavoro.


Perché nei grandi lievitati, secondo me, l’unica vera difficoltà, è la gestione della temperatura nell’impasto. Il resto è solo dedizione e tempo (e un po’ di soldi in materie prime!).

Ma ormai avevo deciso! E volevo provarci!

Il primo tentativo

Il primo tentativo, da cui è nato un mio articolo di blog “Sbagliando si impara“, è stato un fiasco. Cioè, a detta di chi ha assaggiato la mia Colomba di Pasqua Pignataro, era comunque la Colomba più buona che avesse mai mangiato. Ma io sapevo che doveva venire molto meglio di così.
Avevo riempito oltre il limite la capacità della ciotola della mia planetaria, la temperatura in casa era abbastanza alta per la stagione in corso, e come niente l’impasto mi è andato quasi a 30°C. Metterlo in frigo non è stato sufficiente per recuperarlo adeguatamente.
Inoltre, le indicazioni che avevo sotto mano per la glassa erano evidentemente sballate. Era risultata troppo compatta e troppo fredda. Ha creato un peso eccessivo sulla superficie della Colomba, la quale non ha retto al ribaltamento. Insomma… è stata una sconfitta pesante.

Il secondo tentativo

Ma ci ho riprovato. Testarda. Dicendomi che un secondo tentativo lo meritavano sia la ricetta sia il mio orgoglio.

Ed è stato tutto un altro andare.

Perché? Prima di tutto sapevo quello che mi aspettava. Poi, nel frattempo, mi è arrivata la nuova impastatrice a spirale, da 15 kg di impasto, anziché da 1,6 Kg come la planetaria!
Dunque, mi sono messa nella stanza più fredda della casa, in uno dei giorni più freddi di inizio primavera e con la mia nuova impastatrice ci ho riprovato, chiudendo l’impasto, questa volta, a 23.9°C! Un sogno!

Il resto è stato in discesa.

Per la glassa ho fatto a modo mio. Senza ottenere il risultato che volevo, ma sicuramente evitando i problemi pratici ed estetici che mi aveva dato la prima.


Il disastro

E arrivata al momento della cottura, anche questa con qualcosa di nuovo, il forno, sentivo già le trombe suonare a festa. Ho gongolato per 50 minuti dentro di me, pregustandomi il trionfo, fino a che… il disastro e il lutto!

Non avevo ancora finito di darmi le pacche da sola sulla spalla per congratularmi del buon lavoro, quando la prima colomba ribaltata, nel giro di due minuti si è staccata dal “nido” e si è sfracellata al suolo!

Immaginate la mia faccia…

Sono stata presa dal terrore che lo stesso destino spettasse a tutte le altre (quattro) colombe. Ho cercato di mettere al sicuro quelle che mi sembravano più precarie, posizionando un supporto di fortuna sotto ognuna di esse, e lasciandone libera solo una.

Il buono dell’imprevisto

Mentre vivevo il mio lutto, ho però potuto assaggiare a caldo la colomba rotta e osservarne in anteprima la struttura (quando mai mi sarebbe capitato di vedere com’è un grande lievitato al suo interno, appena sfornato?): era buonissima, e bellissima. Soffice come una nuvola, setosa, leggera, filante… di un colore giallo luminoso mai visto. E piena, piena! di caverne, di alveoli. Ero felice. Terrorizzata all’idea che le altre colombe non sarebbero arrivate integre alla mattina dopo, ma felice.

La soddisfazione

E quando finalmente la mattina è arrivata, e le ho viste ancora intere a testa in giù e poi le ho ammirate a testa in sù, e infine le ho tagliate, rimirate e assaggiate… Ecco, in quel momento la fatica è come svanita. L’unica cosa percepibile era il gusto, la soddisfazione, e la voglia di impastare subito altre 5, 10, 100 Colombe di Pasqua Pignataro!

Perché ora come ora non so dirvi se questa ricetta è la migliore in circolazione. Il prossimo anno la rifarò (troppo buona per non rifarla), ma ne proverò anche altre, e allora vi saprò dire. Intanto però, vi assicuro, se anche voi siete di quelli che se la Colomba a Pasqua non c’è sto bene lo stesso, dopo aver mangiato questa cambierete idea.

La ricetta e il procedimento per la Colomba di Pasqua Pignataro

Allora, avete voglia di provarla?
Nel caso la risposta sia sì, vi rimando alla pagina della mia guida alla Colomba di Pasqua Pignataro. Ho cercato di renderla il più chiara ed esaustiva possibile, sia nel procedimento, che nella gestione del lievito madre e dei tempi. È un poco personalizzata, ma più che altro nel mix aromatico, sospensioni e glassa, dunque gli extra. Per il resto è proprio lei.


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