La cultura del pane in Italia

La cultura del pane in Italia

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Non so voi, ma io da sempre seguo molti profili social di panettieri americani. Anzi, devo dire che è attraverso loro che è nata la mia passione per la panificazione con il lievito madre. Sono loro che più di altri mi hanno ispirata e fatto immergere in questo magnifico mondo.

Lo so, stride un po’ a dirlo. Com’è possibile che un’italiana si appassioni di pane grazie a degli americani? Non siamo forse noi italiani uno dei popoli più noti al mondo per i propri prodotti da forno e sfarinati in genere? Il pane pugliese, il pane toscano, la focaccia barese, la pizza, il panettone… devo continuare?

Quindi sì, a me personalmente fa strano dirlo, eppure, guardandomi intorno, passeggiando per la mia città e anche per città più grandi in giro per l’Italia, non posso sorprendermi di questo. Sono pochissimi i panifici e i locali di ristorazione, in cui si può acquistare e mangiare un pane artigianale fatto con lievito madre. Oggi la cosa inizia ad essere riscoperta, inizia ad andare di moda come vanno di moda le pizzerie gourmet o le hamburgerie gourmet, ma ancora la maggior parte delle persone non ha mai mangiato (né visto) un pane rustico e lievitato naturalmente come quello che faccio io.

Pane rustico con lievito madre liquido

Onestamente, non so dirvi che diffusione ci sia in America, o in altri paesi Europei, del pane fatto con lievito madre. La mia percezione è sicuramente falsata dalla mia rete di contatti online. Ma resta evidente che in Italia la cultura del pane artigianale lievitato naturalmente manca ancora completamente.

Riscoprire il vero pane

Come sarebbe bello riscoprirla?
Come sarebbe bello se tutti tornassero a conoscere il vero sapore del pane?
A volte mi chiedo se posso fare qualcosa in tal senso. A volte, quando scrivo su queste pagine, mi chiedo se nel mio piccolo non riuscirò a dare una spinta alla cultura del pane in Italia, del buon pane.

Che poi, il pane cos’è se non la base della vita? Che cos’è se non la gioia della tavola? Che cos’è se non i ricordi di bambino, i momenti in famiglia, le gite con gli amici?

La gioia e il valore della condivisione

Quando condivido il mio pane con gli altri (parenti, amici, conoscenti) e ho l’occasione di vederli annusare dentro il sacchetto di carta, o strappare un pezzo con le mani per addentarlo con golosa impazienza… mi si riempie il cuore di gioia. Nel profondo mi commuovo nel vedere che qualcosa di così semplice e basilare, ha la capacità di creare in loro un momento di emozione.

Sono sicura che chi non ha mai assaggiato questo tipo di pane, quello fatto con il tempo, la passione, i lievito madre, le buone farine… non ha idea di che cosa io stia parlando. Forse difficilmente concepirà l’idea di un pane che è fatto non come accompagnamento per altre pietanze, ma come pietanza in sé, tanto è ricco di sapori, aromi e gusto. L’aggiunta di un buon formaggio, o affettato, o sugo, o condimento che sia, non sono altro che un di più a qualcosa che è già buono e completo in sé, in termini di qualità organolettiche e soddisfazione del palato.

Non ho avuto modo di provare pani come il mio in giro per l’Italia. Ma sono sicura che chiunque lo faccia può dire la stessa cosa. E sarebbe bello che noi panettieri – amatoriali e non – condividessimo tutti questa conoscenza, e questa passione, anziché come fanno alcuni, rimanere gelosi delle proprie conoscenze, tecniche, abilità…

Nel vendere un pezzo di pane renderemo felice una persona. Nell’insegnare al mondo cos’è il vero pane e come farlo da sé, renderemo felici tutti.


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