Sbagliando si impara

Sbagliando si impara

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Sono autodidatta. Tutto quello che so sul lievito madre e la panificazione, l’ho imparato da sola. Ho letto libri. Ho sfogliato pagine internet. Ho partecipato a gruppi di discussione. Ho seguito abili panettieri sui social. Ho tenuto un diario dei miei lieviti e dei miei panificati dal giorno in cui ho intrapreso questo straordinario percorso. E piano piano, un poco per volta, giorno dopo giorno, ho iniziato a imparare.

Iniziato, appunto.

L’errore come processo di apprendimento

L’errore, lo sbaglio, fa parte del processo di apprendimento. E mai cosa è stata più vera nel mondo della panificazione con il lievito madre. Se non si è disposti al fallimento, anche frequente, è meglio cambiare interesse, o lavoro.

Io sono brava a sbagliare. Nel senso che mi riesce bene e con una certa regolarità. Sì, più il tempo passa e più questa regolarità sembra dilatare i suoi tempi, ma è solo un’illusione. Perché più ho esperienza e più mi sento sicura in quello che so fare, e più mi metto alla prova con qualcosa di complesso, o di nuovo. E allora ecco che gli errori tornano puntuali, e spietati.

Non è mai piacevole commettere errori, perdere il controllo di una variabile, di una situazione. Soprattutto quando per sfornare qualcosa lavori per 24 o 48 ore; precludendo a te o alle persone attorno a te, altre attività, magari ugualmente piacevoli. Quando impieghi tanto tempo – e tanta passione – in qualcosa, il minimo che ti aspetti è un buon risultato. Ma non sempre arriva. E bisogna saperlo accettare.

Come gestire la frustrazione

Io, col tempo, ho costruito un mio metodo di gestione della frustrazione di fronte al fallimento. Quando mi capita di sbagliare un panificato, mi comporto più o meno così:

  • Mi concedo qualche minuto di sconforto. Mi lascio andare alla rabbia, alla frustrazione, all’autocommiserazione. Mi dico che “non sono capace”, “ma dove voglio andare”, “meglio che lascio stare con sta storia del pane”. Accolgo tutte queste emozioni e questi pensieri come leciti, consentiti e giusti.
  • Poi mi rimetto in sesto, recupero il mio orgoglio e il mio amor proprio e mi chiedo: “Ma esattamente cos’ho sbagliato? Di cosa non ho tenuto conto?”. E ripercorro con la mente tutto quello che ho fatto, cosa ha differito con la formula che stavo seguendo e cosa con eventuali precedenti ben riusciti.
  • Approfondisco le mie intuizioni sulle cause dell’errore sfogliando il mio diario del pane, o rileggendo la ricetta, o spulciando siti che parlino dello stesso problema.
  • Nel momento in cui trovo la risposta, me la segno, in modo da non dimenticarla per la prossima volta. Ed è in quel momento che mi placo. Torno serena. Quasi contenta.
  • Rimane un senso di amarezza di sottofondo, ma la consapevolezza di aver imparato qualcosa di nuovo e di importante ha la meglio, e sono già pronta a ricominciare.
  • Corro a rinfrescare il lievito.

L’esempio della Colomba

Quanto sopra è quello che mi è successo, ad esempio, questa mattina, quando ho capovolto sul tavolo la Colomba di Pasqua che avevo sfornato ieri sera dopo due giorni di lavoro e settimane di gestione spasmodica della mia pasta madre. Già ieri sapevo che qualcosa non era andato per il verso giusto, ma ho sperato fino all’ultimo di aver recuperato l’impasto. E invece no.

È stato frustrante. Anche perché ero impaziente di condividere con voi ricetta e procedimento. Ma le cose si fanno per bene o non si fanno. Quindi, si intasca l’insegnamento e si riprova. Ovviamente, quando sarà il momento – in apposita pagina -, non mancherò di condividere con voi i miei errori e le mie leggerezze (la temperatura ambiente di fine marzo non è quella di dicembre, per esempio), in modo tale che almeno voi possiate evitarli!

Condividere gli errori

Credo fermamente che si possa imparare tanto dagli errori degli altri. Se tutti condividessimo i nostri fallimenti anziché condividere solo i nostri successi, impareremmo più in fretta. Non è solo l’istruzione di una ricetta e di un procedimento a dare le chiavi per la buona riuscita di un pane, ma è anche e soprattutto l’esempio di cosa non fare.

Per quanto mi sarà possibile, sarà sempre mia premura condividere con voi anche questi aspetti della panificazione col lievito madre. A volte mi vergognerò, ma farò finta che non sia così 😉

E adesso, andiamo a rinfreschiamo il lievito!

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