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Sull’imparare e il condividere

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Ricordo ancora quando a fine marzo, all’improvviso, Pan Brioche esplose! Complice il lockdown a la carenza di lievito di birra, a migliaia – ogni giorno – si fiondarono su queste pagine in cerca della formula magica per creare il lievito madre e assicurarsi del buon pane sulla tavola tutti i giorni! Ero stata colta impreparata, ma il mio entusiasmo era alle stelle. Nessun stimolo sarebbe potuto essere più grande di quello per riprendere in mano, in modo serio, questo progetto, che da qualche tempo languiva sotto un vago senso di sfiducia, ma soprattutto di infinita stanchezza data dalla maternità ancora fresca.

Oggi, che siamo alle porte del Natale, e di nuovo – ahimè – in un periodo di “libertà condizionata”, vi ritrovo di nuovo tutti qui, anche più di prima. E per me è straordinario. A contrario di allora l’onda l’ho vista arrivare, e sono contenta di esserci di più e meglio. I vostri messaggi di stima e riconoscenza, poi, sono di stimolo e ripagano di tutto il lavoro passato, presente e futuro. Quindi grazie. Grazie di cuore.

La gioia di imparare, la capacità di perseverare

Vedo in giro dei gran bei pani, dei gran bei panettoni. Molti di voi ancora con poca esperienza stanno ottenendo dei risultati incredibili. Non posso assaggiarli, ma l’aspetto dice tanto sulla bontà del prodotto. E stimo molto, chi mi racconta dei ripetuti fallimenti ma della perseveranza con cui rincorre i successi. È quella la strada per imparare.

Il diario del pane

Giusto l’altro giorno ho riaperto un mio vecchio diario del pane, del primo e secondo anno in cui “giocavo” col lievito madre. Quanti ricordi! Quante sfornate deludenti, quanta frustrazione! E quanta gioia quando qualcosa riusciva bene! Sì, perché scrivevo tutto, ma proprio tutto. Quello che facevo, come lo facevo, quale obiettivo avevo, quale risultato ottenevo… e i miei commenti, pieni di esclamazioni e faccine che oggi mi restituiscono fedelmente le emozioni di quei giorni!

Sebbene io abbia ancora tanto da imparare, e ancora oggi spesso commetta degli errori, rileggere quelle pagine mi riempie di tenerezza e orgoglio. La tenerezza perché ci vedo la passione di una persona totalmente ingenua di fronte alla materia, di orgoglio perché oggi so esattamente il motivo di quei sbagli, vedo chiaramente quanto navigassi alla cieca rispetto adesso, e dunque mi è tangibile quanto ho appreso con la costanza e la dedizione.


Il mio augurio

È questo quello che auguro a voi! Di guardarvi indietro fra qualche tempo e ritrovarvi innamorati della panificazione col lievito madre come oggi, fieri di tutto ciò che avete imparato a fare e di quanta gioia avete regalato agli altri con i vostri prodotti (oltre che alla vostra pancia, si intende!). E non esitate ad approfondire in lettura, seguire corsi di maestri panettieri, di fare domande e scambiare pareri in gruppi di discussione online… tutto e tutti hanno da insegnare. Non esiste un solo metodo, non esiste un solo modo di fare una certa cosa. Sperimentate! Mettetevi in discussione!

Dire le cose come stanno

Se questo progetto di Pan Brioche è nato, è perché, come ho scritto anche in passato, mi sono accorta che nessuno vuole davvero dire le cose come stanno. O come potrebbero stare, in uno dei mille modi possibili. Tutti, chi più chi meno, è geloso di quello che sa. Come se sapere facesse da solo la differenza tra un buon pane e un cattivo pane.

I libri

Anche i libri migliori, i più famosi, i più blasonati, mancano sempre di qualcosa. Sono intrisi di ricette, ma qualche passaggio chiave manca sempre. Soprattutto manca il perché e il percome delle istruzioni che vengono date. Possibile?
Sul mio scaffale della libreria dedicato alla panificazione ho libri che trattano la materia in modo scientifico ma non citano nemmeno le fonti. Non si può parlare di panificazione senza fare riferimento alla biologia, alla fisica, alle pubblicazioni scientifiche, o anche solo alla storia della panificazione!

Il mio sogno


Io, rispetto a ciò che c’è da sapere, non so ancora nulla, quindi l’apporto che posso dare è minimo, e probabilmente spesso fallace (e di questo mi scuso), ma sogno un mondo – una rete, una biblioteca – in cui la conoscenza sul lievito madre sia ampiamente e pienamente condivisa (in termini pratici, teorici, scientifici, storici, sociali ecc.), in cui si provi gioia e orgoglio nel farlo, come quando si perpetua la cultura a cui apparteniamo e che tanto amiamo.

Sarebbe stupendo.

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